aliquota IMU seconda casa

Aliquota IMU seconda casa: le informazioni utili

Come si deve calcolare l’aliquota IMU seconda casa? Quanti di voi si sono fatti più volte la stessa domanda? E poi hanno iniziato a cercare nei motori di ricerca per trovare una risposta adeguata. Ma andiamo per gradi. Prima chiariamo cosa si intende con il termine seconda casa.

Aliquota IMU seconda casa: cosa si intende per seconda casa?

Comunememte si tratta di qualunque tipo di abitazione, incluse le pertinenze. Ma non deve essere l’abitazione principale. E in questa categoria sono compresi gli immobili comprati per fare un investimento. Per esempio quando si intende affittarli e anche nel caso di immobili sfitti non occupati. Oltre alle case che vengono utilizzate per le vacanze. E, infine, qualunque altro immobile in cui il proprietario non risiede anagraficamente, con il suo eventuale nucleo familiare.
Quando noi poi dobbiamo occuparci del calcolo dell’IMU dobbiamo capire quali vengono considerate “seconde case” oppure abitazioni secondarie.

Aliquota IMU seconda casa: non ci sono le agevolazioni prima casa

Come dicevamo prima, quando ci si occupa di calcolare l’aliquota IMU seconda casa, intendiamo quegli immobili per cui la normativa IMU non riconosce le agevolazioni prima casa, cioè l’aliquota ridotta e le detrazioni d’imposta.
Bisogna ricordare inoltre che l’imposta comunale sulle seconde case non è mai stata abolita. La normativa previgente aveva previsto l’eliminazione dell’ICI solo per la prima casa e le relative pertinenze.

Come si calcola l’aliquota IMU seconda casa?

L’aliquota IMU per la seconda casa (abitazione secondaria) e le relative pertinenze è quella base del 7,6 per milla.
Ma c’è da aggiungere che il Comune dove sorge l’immobile può aumentare oppure diminuire l’aliquota base del 3 per milla. Anche se potete bene intuire che quasi nessuno applicherà la riduzione.
E per concludere l’aliquota base IMU va applicata anche alle pertinenze della prima casa che superano il numero massimo consentito per ogni categoria.

Le agevolazioni

Da quanto stabilisce il comma 9 dell’Art.13 (D.L. 201/2011): “I comuni possono ulteriormente ridurre l’aliquota di base fino allo 4 per mille nel caso di immobili non produttivi di reddito fondiario ai sensi dell’articolo 43 del testo unico di cui al decreto del Presidente della Repubblica n. 917 del 1986, ovvero nel caso di immobili posseduti dai soggetti passivi dell’imposta sul reddito delle società, ovvero nel caso di immobili locati.
Questo significa che il Comune può decidere di diminuire l’aliquota IMU anche nel caso di abitazioni che sono affittate, fino ad arrivare alla soglia minima che corrisponde a quella della prima casa.

Il comma 9-bis dell’Aprile 2012

Tra l’altro, il comma 9-bis, approvato nell’Aprile 2012 con le ultime disposizioni, indica la possibilità di un’agevolazione per le imprese edili, e cioè: ” I comuni possono ridurre l’aliquota di base fino allo 3,8 per mille per i fabbricati costruiti e destinati dall’impresa costruttrice alla vendita, fintanto che permanga tale destinazione e non siano in ogni caso locati, e comunque per un periodo non superiore a tre anni dall’ultimazione dei lavori.”
C’è da aggiungere che la riduzione per le abitazioni affittate e quanto descritto sopra non è automatica. Ma è sempre a discrezione del Comune. Mancando una delibera in tale senso, va applicata sempre l’aliquota base del 7,6 per 1000.

E, in caso di inagibilità e interesse storico?

Il comma 3 dell’articolo che abbiamo citato, disciplina il calcolo dell’IMU. E lo fa anche in caso di abitazioni che siano rimaste inagibili nel periodo assoggettato all’imposta. E riguarda anche quelle dichiarate di interesse storico o artistico.
“La base imponibile e’ ridotta del 50%:
a) per i fabbricati di interesse storico o artistico di cui all’articolo 10 del codice di cui al decreto legislativo 22 gennaio 2004, n. 42;
b) per i fabbricati dichiarati inagibili o inabitabili e di fatto non utilizzati, limitatamente al periodo dell’anno durante il quale sussistono dette condizioni.
L’inagibilita’ o inabitabilita’ e’ accertata dall’ufficio tecnico comunale con perizia a carico del proprietario, che allega idonea documentazione alla dichiarazione. In alternativa, il contribuente ha facolta’ di presentare una dichiarazione sostitutiva ai sensi del testo unico di cui al decreto del Presidente della Repubblica 28 dicembre 2000, n. 445, rispetto a quanto previsto dal periodo precedente.
Agli effetti dell’applicazione della riduzione alla meta’ della base imponibile, i comuni possono disciplinare le caratteristiche di fatiscenza sopravvenuta del fabbricato, non superabile con interventi di manutenzione.”

Aliquota IMU seconda casa: gli arrotondamenti

Su ogni bene immobile, il calcolo dell’IMU e le relative rateazioni deve essere effettuato arrotondando al centesimo di euro per difetto se il terzo decimale è un numero da 0 a 4 e per eccesso da 5 a 9.
Se invece ci occupiamo del versamento con il modello F24, il regolamento cambia. Siccome si tratta di un tributo locale, come si evince anche dalla circolare 3/DF, l’importo che va versato per ogni tipo di immobile, si ottine arrotondando all’euro superiore oppure inferiore. Come dice l’art. 1, comma 166 della Legge n. 296/2006.
Vale a dire che prima vanno sommati gli importi arrotondati al centesimo, aggregandoli per il codice tributo. E poi per ogni riga dell’F24 il totale risultante va arrotondato all’euro inferiore o superiore.