lo zoo di Milano

Lo zoo di Milano e la sua lunga storia

Già a partire dalla seconda metà del 1800 lo zoo di Milano ha iniziato la sua lunga storia. Si trovava all’interno dei Giardini Pubblici di Porta Venezia. Qui iniziarono a comparire, all’improvviso, tantissime gabbie contenenti i più diversi animali esotici e voliere animati da coloratissimi uccelli tropicali. Il successo fu enorme e, dal 1923, si inaugurò un nuovo zoo. La location individuata, era nella città metropolitana di Milano, nell’angolo dei giardini a nord ovest.

Le Attrazioni dello zoo di Milano

Per decenni questo luogo rimase una delle maggiori fonti di interesse per tutti i bambini milanesi. Rimanevano incantati dal lungo collo delle giraffe, dal festoso comportamento delle otarie e delle foche. Del loro sguazzare nelle acque delle piscine realizzate appositamente. All’epoca, di fianco c’era un venditore di pesce perciò i visitatori potevano acquistarne e lanciarlo agli animali. Purtroppo ai tempi le gabbie di leoni erano piccole e anguiste. L’elefantessa simbolo dello zoo, che si chiamava Bombay, era costretta a indossare enormi occhiali bianchi. E girava un organetto con la proboscide: uno spettacolo creato dai visitatori per avere delle mance. Ben presto l’animale iniziò a soffrire di depressione per mancanza di stimoli e di libertà. Anche in questo caso il business coinvolgeva un venditore di sacchettini di arachidi.

L’elefantessa Bombay, il macaco Giovanni e gli altri ospiti dello zoo di Milano

L’elefantessa Bombay, nata in India nel 1932, giunse a Milano subito dopo la sua nascita. E qui visse per sempre, fino a quando non morì nel 1987. Fu quindi imbalsamata ed è ancora esposta nel Museo di Storia Naturale degli stessi Giardini Pubblici. Fu costretta a vivere in gabbia per oltre cinquant’anni. E nella gabbia è ancora esposta un’urna con le ceneri di ciò che di lei non venne mai imbalsamato assieme ad una sua foto e fiori sempre freschi. Altre, tra le diverse attrazioni, erano sicuramente le zebre, le scimmie e Giovanni, famoso macaco che, se chiamato col suo nome, si girava puntualmente. Terribile anche la sorte di un altro animale, un grande orso polare costretto a vivere in una gabbia enorme scavata per lui in una delle “montagnette” dei Giardini. Qui si trovava una gabbia refrigerata e una piscina. Tutto ciò ovviamente non bastava di certo a sopperirne l’enorme sofferenza provata dalla povera bestia durante i mesi estivi. Allora il caldo della metropoli era letteralmente asfissiante. Anche lui fu imbalsamato e si può ancora vedere nel Museo.

I Proprietari dello Zoo di Milano

A partire dagli anni Cinquanta, Mariuccia Ciapponi in Molinar era una sorta di dominus assoluto dentro lo zoo di Milano. Conosceva ogni animale, ogni sua abitudine, mania, gusto, debolezza o bisogno. Sovraintendeva alla distribuzione dei pasti tre volte al giorno andando personalmente a selezionare il cibo per ciascun animale. Era vedova di un famosissimo cacciatore e zoologo. Lui, assieme al fratello e al padre, fu uno dei maggiori esportatori e commercianti mondiali di animali africani dal 1924 alla morte nel 1952. Durante gli anni della sua gestione, ci furono alcuni nuovi arrivi all’interno del Giardino. Nonostante le condizioni e la difficoltà di riprodursi in cattività nacque Luama, un cucciolo di giraffa, Luama, e Pooma, un piccolo di leopardo.

I primi cambiamenti e la svolta decisiva

Fu allora che, negli anni Sessanta, lo zoo arrivò a contenere un numero spropositato di animali. Ospitava oltre 500 in meno di due ettari di superficie. Facile immaginarsi in quali terribili condizioni questi potessero vivere. Cominciarono quindi a spandersi giuste e feroci critiche proprio per come gli animali venivano sempre più sacrificati nello spazio. Ma, a differenza di ciò che avviene oggi nei parchi, anzichè allargarsi, l’area dedicata agli animali si restringeva sempre più.
La vera svolta iniziò solo a partire dalla prima metà degli anni Ottanta. In questo periodo, la stampa iniziò a denunciare le condizioni dello zoo, incompatibili con la vita degli animali.

La chiusura e una testimonianza

Finalmente, nel 1992, questo luogo venne definitivamente chiuso. Ma, già allora, la maggior parte degli ospiti lì presenti era già stata venduta o regalata a zoo stranieri. A pochi mesi dalla chiusura, tutte le recinzioni e gabbie che un tempo rinchiudevano gli animali, iniziarono ad essere abitate. Da chi? Da un centinaio tra barboni e dai primi immigrati stranieri, nordafricani e dell’est Europa. A causa di Tangentopoli i lavori pubblici si bloccarono in tutta la città. E, solo moltissimi anni dopo, un intervento rimosse tutte le gabbie e gli edifici che vi erano stati costruiti sopra. In un suo articolo, Oliviero Spada racconta come lui visse lo zoo dei Giardini Di Porta Venezia di Milano. Ecco alcuni passaggi significativi: “(…) l’elefante cui mettevano un paio di grossi occhialoni, facendogli fare esercizi che attiravano gli sguardi e gli applausi dei presenti. (…) Quello che mi ha sempre fatto tristezza era vedere il leone chiuso in quella modesta gabbia di ferro, povero leone!” E ancora: “(…) Credo giusto che lo zoo sia stato chiuso, poiché gli animali devono vivere liberi nel loro ambiente e non costretti, per egoismo o mero guadagno dell’uomo, privati della libertà e costretti a compiere movimenti e